
23.46
Non ho sonno.
Voglio evadere.
Prendo il lettore mp3 già carico di troppe canzoni. Le ho caricate tutte io, eppure ogni volta che accendo quel walkman moderno, mi sembra di non conoscere nessuna di quelle canzoni.
Chiavi della moto e via di corsa per le scale.
Il suono dei miei passi rimbomba per tutto il palazzo.
“Potrei fare meno casino” penso e intanto arrivo al piano terra.
Prendo le chiavi del garage.
Serratura vecchia.
Porta cigolante
Altro rumore per coloro che dormono.
O almeno ci provano.
Il casco è proprio sulla sella.
Il caldo mi fa pensare che forse è meglio, per questa volta, non metterlo.
Non questa notte.
Metto il lettore mp3 nella tasca del jeans.
Accendo la moto.
Una luce si infrange contro la saracinesca aperta subito dopo.
Un colpo di acceleratore.
Parte una canzone che sta per finire.
La strada è l’unica via da seguire.
Andrò dove non so.
Forse si.
Dove vado di solito quando sono solo.
L’autostrada corre veloce.
Inizia una canzone di Alex Baroni.
“Cambiare”.
“Ironia della sorte – penso – sto ascoltando una canzone scritta da un cantante morto in un incidente in moto”
Cambiare pensieri forse sarebbe meglio.
Dopo qualche canzone e qualche km di troppo arrivo alla meta.
Il mio posto.
Silenzio assoluto.
Il buio detta le sue regole.
Guardo a terra.
Il buio.
Guardo in alto.
Una tempesta di stelle.
Cielo.
Firmamento.
Costellazioni.
Galassie.
Tanti modi per definire un simile spettacolo.
Studiare tutti i corpi celesti e non accorgersi semplicemente di quanto sia bello stare con il naso all’in su.
Un simile spettacolo è da togliere il fiato.
Il suono più dolce di quel momento fu il silenzio.
Il rumore più assordante i miei pensieri.
Mi ritorna in mente la canzone di prima.
Cambiare.
Ancora non so cosa significa “Cambiare”.
Migliorare?
Peggiorare?
Guardo il cielo e tutto quello che so fare è ascoltare.
In questo momento ascoltare credo sia la cosa più facile.
C’è solo silenzio attorno. Nessuno che ti contraddica. Nessuno che ti parli.
Certo che è facile.
Ma mi è servito tante volte.
Stare solo e pensare.
Credo che cambiare per me voglia dire “non pensare”.
Sarebbe più di qualcosa.
Sarebbe un grosso cambiamento.
Ma non voglio fare questo.
Mi piace pensare.
Ma non voglio farmi male.
Il canto di un grillo spezza il silenzio.
Le stelle sembrano essere di più adesso.
Non una nuvola.
Non una luce artificiale.
Da bambino odiavo stare lì.
Adesso adoro tutto questo.
Mi appartiene.
Disteso sembra che sia solo per me.
Un aereo con le sue luci mi fa tornare alla vita.
Avevo dimenticato di spegnere il lettore mp3.
La canzone di adesso è “Il tempo di morire” di Lucio Battisti.
Quella che fa “Motocicletta, 10HP, tutta cromata…”
Sorrido.
Non è quella la mia moto.
Accendo il motore.
Parto.
Di fronte l’autostrada.
A sinistra una collina che proietta la mia ombra.
A destra quello spettacolo chiamato mare.
Torno a casa.
Il solito silenzio e quei passi fatti come un ladro per non svegliare nessuno.
Smetto di pensare alle 03.42.
Chiudo gli occhi e un altro cielo mi aspetta.
Questa volta le stelle sono solo due.
Mi faranno compagnia per tutta la notte.
O per quello che ne resta.
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